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Nel 1957 in Gran Bretagna venne chiesto dalla BMC
(British
Motor Corporation) ad Alec Issigonis di progettare un'utilitaria economica. Il tecnico affrontò la richiesta
studiando una vettura lunga circa tre metri e larga uno che potesse far sedere comodamente quattro persone.
Per ridurre lo spazio e rimanere nei tre metri previsti pensò di inserire frontalmente
trasversalmente il motore e per non occupare spazio nell'abitacolo applicò la trazione anteriore.
Il motore utilizzato fu il vecchio BMC"A".
Dopo aver realizzato un convincente prototipo, il patron
della BMC Lord Nuffield ordinò la produzione in serie e così la Mini Minor venne presentata
al pubblico inglese il 26 Agosto1959.
Il grande successo si riversa anche in Italia con le vittorie delle Mini elaborate da John
Cooper ma per gli Italiani il prezzo elevato a causa dell'importazione ne impediva l'acquisto
riducendosi a vettura snob.
Così l'Innocenti, avendo già avuto accordi con la casa
inglese per la produzione in Italia di un altro modello Austin ottenne la licenza di produrre in
Italia le Mini e così avviò la costruzione nel Settembre del 1965 presso gli
stabilimenti di Lambrate.
Fu un successo enorme e la Mini divenne un fenomeno di costume. Le Mini italiane erano leggermente
differenti da quelle inglesi, erano più rifinite internamente, avevano la calandra anteriore differente ed
il cofano posteriore adeguato alla targa quadrata in uso a quel tempo.
La produzione iniziò con la Mini Minor 850, affiancata nel Marzo del 1966 con la Cooper
1000 e nell'Ottobre dello stesso anno dalla Mini t (traveller) giardinetta con i profili laterali in legno.
Durante il 1967 le Mini subirono delle modifiche estetiche e
prestazionali.
Con la modifica al carburatore, la potenza del motore 850 aumentò da 37 CV Sae a 41,5 CV
Sae.
Nel Gennaio del 1968 le Mini Minor adottarono il cambio a leva corta, già impiegato sulle Mini
Cooper.
Nell'Ottobre dello stesso anno, dopo aver superato il traguardo dei 100.000 esemplari
costruiti la Mini cambia nella versione MK2 con modifiche estetiche, le principali al lunotto posteriore
più ampio, i fanali posteriori più grandi, rettangolari e la calandra anteriore diversa.
La Mini t diventa disponibile anche in versione totalmente metallica.
All'inizio del 1970 le Mini adottarono le modifiche delle contemporanee Mini inglesi
contraddistinte dalle precedenti versioni dalla sigla MK3. Molte le
modifiche: spariscono i vetri scorrevoli sostituiti dai vetri discendenti e spariscono le
cerniere delle portiere esterne, all'interno migliora l'aerazione dell'abitacolo.
La gamma dei colori cambia. Nasce la Minimatic con il cambio automatico ed il motore
della Cooper depotenziato.
Alla metà del 1971 vengono aggiunti i deflettori alle portiere anteriori.
Nel novembre del 1971 viene aggiornata la Mini t che fino a quella data continuava ad
avere i finestrini scorrevoli.
Nel Febbraio del 1972 nascono le Mini 1000 e Cooper 1300 che affiancano le MK3.
Visto il successo di questa nuova serie la MK3 viene abbandonata e viene aggiunta una più
raffinata Mini 1001. La meccanica delle Mini 1000-1001 utilizza il motore delle prime
Mini Cooper 1000 ma con un carburatore singolo e freni a tamburo. Le Cooper divenute
1300 cambiano gli ammortizzatori e passano dagli hydrolastic ai nuovi coni in gomma. La
modifica estetica principale è la calandra anteriore in plastica nera.
Nel 1972 le modifiche meccaniche alla Cooper la portano ad una potenza massima di 71 CV
ed una velocità massima di 160 Km/h.
Agli inizi del 1973, con degli accordi Leyland-Innocenti vengono presentate le Mini Export,
destinate al mercato europeo. La serie Export era composta dalle Mini 1000-1001 e Cooper 1300
con accorgimenti estetici e meccanici migliorati.
Nel 1974 appare una Cooper Export con colori ed allestimenti particolari per cercare di
contrastare la concorrenza oramai spietata. Di li a poco tempo dopo la Mini italiana cessò la
produzione.
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